SOLTA A MANDINGA – Album fotográfico “Capoeira 2006-2012”

Quinta edição, Março 2013:

Album fotografico “Capoeira 2006-2012”

Picolé

Mi ricordo che all’inizio era solo una grande confusione… una divertente, affascinante confusione.
Mi ricordo che la divisa proprio non mi era simpatica.
Mi ricordo la felicità quando, dopo aver provato per la millesima volta un movimento, finalmente riuscivo a conquistarlo, e diventava mio.
Mi ricordo che battere le mani e cantare era un’impresa impossibile.
Mi ricordo che quando è nato il mio amore per la capoeira, automaticamente è nato quello per la birra.
Mi ricordo quante volte ho schivato le uscite con gli amici per andare ad allenarmi.
Mi ricordo che la capoeira mi ha portata a Rio de Janeiro, a Salvador de Bahia, a Teresopolis, a Ila Grande, a Porto, a Ginevra, a Lione, a Parigi, a Montpellier, a New York… e quanti occhi che ho incontrato!
Mi ricordo com’era bello condividere il tempo con il mio mestre quando passavo a prenderlo e andavamo insieme agli allenamenti.
Mi ricordo che anche senza viaggiare sono passati dalla nostra casa tanti di quei capoeristi che capisci che con la capoeira non sei mai fermo.
Mi ricordo quella notte, in quell’interminabile viaggio verso Ginevra, senza i fari sulla macchina di Sapeca… mi stupisco ancora oggi di essere viva… grazie Pelè, che hai voluto comprare una torcia all’autogrill!
Mi ricordo l’academia, vissuta per due mesi intensi… la casa del nostro mestre, la casa per tutti noi.. l’energia pura!
Mi ricordo tutte quelle volte che ho sentito la gente dire: “capoeira! Quel ballo dove fanno finta di dare i calci!”
Mi ricordo che nel 2008 la mia prima corda, quella arancione, me l’hanno data in due, la professora Monica e il suo bambino nel pancione.
Mi ricordo quella sensazione di libertà quando la sera, con Cutia, Pantera e Duzentos mi allenavo nella prazinha di Copaleme, con l’odore dell’oceano nell’aria mescolato al suono del berimbau.
Mi ricordo quando a Lione ho scheggiato il dente a Giada, con un compaço.
Mi ricordo tutti quei lividi sulle gambe, e la nonna che mi diceva di cambiare sport.
Mi ricordo l’espressione perplessa della gente quando, con un occhio nero di un compaço rispondevo: “No, ma stavamo solo giocando!”.
Mi ricordo con quanta pazienza i miei amici hanno subito i tragitti in macchina con me e l’incessante musica di capoeira.
Mi ricordo che una volta, in un sogno, ho fatto il salto mortale.
Mi ricordo il primo allenamento, quando Schumacher era appena entrato nel gruppo.. mentre facevamo gli esercizi mi aveva raccontato di essere siciliano… e io ci avevo creduto! (Maledetto francese…)
Mi ricordo che lo spirito di gruppo ci rincorre sempre ad ogni stage, ci stringe in un forte abbraccio e compare sulle nostre foto.
Mi ricordo che con Sapeca il Brasile è stato più morbido e colorato.
Mi ricordo quando il mestre Peixinho passava: “meialuadefrenterecuacompasso…”
Mi ricordo quando Palhaço mi ha regalato l’amarello e oggi è il mio colore preferito.
Mi ricordo di aver giocato capoeira in tanti angoli di città… al Parco della Pellerina in pausa pranzo, allo Zoo di Corso Casale in un teatro, al Parco della Mandria a suonare il berimbao, nel salotto e in cameretta, ai Giardini Reali insieme alle zanzare, al Parco del Valentino dopo una birra, davanti al Cafè Liber una sera, in Piazza Castello più di una volta, nel giardino di papà, in Piazza Vittorio una domenica d’estate, a bordo piscina, al parchetto dietro la palestra prima dell’allenamento, in Barriera di Milano dove voleva giocare anche un cane, alla Colletta fra le pecore, a Venaria in un parcheggio, al Parco Ruffini a provare il macaco, alle feste dei nostri festival per il compleanno di Vingador, in Piazza Bernini, in un campo da calcio a giocare angola, dopo un’acquazzone e con l’arcobaleno, e a Carmagnola, Collegno, Rivoli, Avigliana, Ciriè, Orbassano, al circolo Garibaldi, in montagna e sulla spiaggia, in Via San Donato per la festa del patrono, al tramonto e a mezzogiorno, e anche a Forteventura, a Chambery, in Calabria, nel cortile di un’amica e nel negozio di un amico, al Charro Cafè e all’oratorio, con la luna piena e sotto i portici, in mezzo al mercato, con la gioia e il raffreddore.
Mi ricordo che “mandei caiar meu sobrado..” e intanto nasceva la banda P.S.P.
Mi ricordo gli allenamenti di Gianluca… indimenticabili! Da provare almeno una volta nella vita.
Mi ricordo che uno dei momenti più belli della capoeira è il dopo lezione, per lo scambio di idee, la birra con i compagni, le risate, la birra con i compagni, le confidenze, la birra con i compagni, le ca**ate, la birra con i compagni, i problemi, la birra con i compagni, le dinamiche di gioco, la birra con i compagni, quello che piace e quello che ci fa arrabbiare, la saidera, quello che ci manca, la saidera, quello che vorremmo, la saidera, e la saidera……..
Mi ricordo la prima volta che incontrai Pedigree, a Rio, presentandomi gli dissi:” Piacere picolè”… e lui leccandomi la mano mi chiese: “picolè?? a che gusto?!”.
Mi ricordo che Corcunda è stata la prima persona a raccontarmi della capoeira.. poi un giorno, forse il caso, proprio lei è venuta a cercarmi in palestra, si è presentata, e da quel giorno non ci siamo più lasciate.
Mi ricordo quanto mi piaceva allenarmi nel prato dietro casa… il riscaldamento cominciava con Stir it up, Bob Marley: espressione, armonia, respiro, balanço… il ripasso dei calci partiva sulla base di Basket case, Green Day: resistenza, energia, determinazione, vupi vupi…. le sequenze si sviluppavano sul ritmo di angola: pulite, concentrate, libere… gli addominali sudavano su Paradise City, Guns’n Roses…. e alla fine, prima di tornare a casa, sdraiata su quel prato, respiravo sulle note felici dei Negrita, e il mio corpo ringraziava.
Mi ricordo quando io e Pedro camminavamo sulle strade di Rio, con lo zaino sulle spalle, cantando le canzoni di capoeira appena conosciute per non dimenticarle.
Mi ricordo che vivere la capoeira è stato come vivere la vita da più vicino.
Mi ricordo che “Uma vez perguntaram Seu Pastinha…” e quello è stato uno dei giorni migliori fino ad oggi.
Lembro-me que no início era apenas uma grande bagunça … uma bagunça engraçada e encantadora.
Lembro-me que o uniforme não me estava nada simpático.
Lembro-me da alegria quando, depois de tentar, pela milésima vez um movimento, conseguia finalmente conquistá-lo, e ele se tornava meu.
Lembro-me que bater palmas e cantar era impossível.
Lembro-me que quando nasceu o meu amor pela capoeira, nasceu também automaticamente aquele pela cerveja.
Lembro-me de quantas vezes esquivei a saída com os amigos para ir na academia.
Lembro-me que a Capoeira me levou para o Rio de Janeiro, Salvador, Bahia, em Teresópolis, na Ilha Grande, Porto, Genebra, Lyon, Paris, Montpellier, em Nova York … e quantos olhos conheci!
Lembro-me como era bom partilhar com meu mestre o tempo que passávamos quando ia buscá-lo para irmos juntos para o treino.
Lembro-me que, mesmo sem viajar, passam em nossa casa tantos daqueles capoeiristas que você entende que com a Capoeira nunca se pára.
Lembro-me daquela noite sem fim indo a Genebra sem os faróis do carro da Sapeca … Ainda agora fico surpresa por estar viva… Obrigado a Pelé, que quis comprar uma lanterna no Autogrill!
Lembro-me da academia, vivida por dois meses intensos… a casa do nosso mestre, a casa de todos nós.. energia pura!
Lembro-me de todas as vezes que ouvi pessoas dizerem: “Capoeira! Essa dança onde fingem dar chutes!”
Lembro-me que, em 2008, a minha primeira corda, a laranja, me deram em dois, a professora Monica e seu bebê na barriga.
Lembro-me daquele sentimento de liberdade quando à noite com Cutia, Pantera e Duzentos treinava na pracinha de Copaleme, com o cheiro do oceano no ar, misturado com o som de berimbau.
Lembro-me quando lasquei um dente à Giada em Lyon, com um compasso.
Lembro-me de todos aqueles hematomas nas pernas, e minha avó que dizia para mudar de esporte.
Lembro-me da expressão perplexa no rosto das pessoas, quando, com um olho negro de um compasso respondia: “Não, mas nós estávamos só jogando.”
Lembro-me com quanta paciência meus amigos fizeram viagens de carro comigo e com a música incessante de Capoeira.
Lembro-me que uma vez, em um sonho, eu fiz um mortal.
Lembro-me do primeiro treino, quando Schumacher tinha acabado de entrar no grupo .. quando estávamos fazendo os exercícios me disse que era siciliano… e eu acreditei! (malditos franceses …)
Lembro-me que o espírito de grupo vem sempre a cada stage, nos une em um forte abraço e aparece em nossas fotos.
Lembro-me que com Sapeca o Brasil era mais macio e colorido.
Lembro-me quando mestre Peixinho passava: “meialuadefrenterecuacompasso…”
Lembro-me quando Palhaço me deu o amarelo e hoje é minha cor favorita.
Lembro-me de jogar Capoeira em muitos cantos da cidade… Parque da Pellerina na pausa de almoço, no Zoo em Corso Casale em um teatro, no Parco della Mandria para tocar berimbau, na sala e no quarto, nos Jardins Reais, juntamente com os mosquitos, no Parque Valentino após uma cerveja, em frente ao Café Liber uma noite, na Piazza Castello mais de uma vez, no jardim do meu pai, na Piazza Vittorio um domingo de verão, na piscina, no parquinho atrás da academia antes do treino, na Barriera di Milano onde até um cão queria jogar, na Colletta entre as ovelhas, em Venaria num estacionamento, no Parco Ruffini treinando o macaco, nas festas de nosso festival no aniversário de Vingador, na Piazza Bernini, em um campo de futebol para jogar Angola, depois da chuva com o arco-íris, em Carmagnola, Collegno, Rivoli, Avigliana, Ciriè, Orbassano, no Circolo Garibaldi, nas montanhas e na praia, na Via San Donato para a festa do santo padroeiro, ao pôr do sol e ao meio-dia, e também em Forteventura, em Chambery, na Calábria, no quintal de uma amiga, na loja de um amigo, no Charro Cafe e no oratório, com a lua cheia e sob as arcadas, no meio do mercado, com a alegria e com os resfriados.
Lembro-me que “mandei caiar meu sobrado..” e assim nascia a banda PSP.
Lembro-me dos treinamentos com Gianluca … inesqueciveis! Para experimentar pelo menos uma vez na vida.
Lembro-me que um dos melhores momentos da Capoeira é depois da aula, para a troca de idéias, a cerveja com os amigos, as risadas, a cerveja com os amigos, as confidências, a cerveja com os amigos, as asneiras, a cerveja com os amigos, os problemas, a cerveja com os amigos, a dinâmica do jogo, a cerveja com os amigos, aquilo que gostamos e o que nos faz raiva, a saideira, o que nos falta, a saideira, o que gostaríamos, a saideira e a saideira…
Lembro-me da primeira vez que encontrei Pedigree, no Rio, apresentando-me: “Prazer Picolé”… e ele lambendo minha mão perguntou “picolé? De que sabor? “.
Lembro-me que Corcunda foi a primeira pessoa a me falar da Capoeira.. Então, um dia, talvez fosse o caso, ela própria me procurou na academia, ela se apresentou, e desde esse dia nunca mais nos deixámos.
Lembro-me o quanto eu amava treinar no quintal … O aquecimento começava com Stir it Up de Bob Marley: expressão, harmonia, respiração, balanço… a revisão dos chutes era na base de Basket Case, Green Day: força, poder, determinação, vupi vupi …. seqüências se desenvolviam no ritmo de Angola: limpas, focadas, livres … abdominais transpiravam com Paradise City, Guns’n’Roses…. e no final, antes de voltar para casa, deitada na grama, respirava na melodia feliz de Negrita, e meu corpo agradecia.
Lembro-me quando eu e o Pedro caminhávamos pelas ruas do Rio, com a mochila nas costas, cantando as músicas de capoeira acabadas de conhecer, para não esquecer.
Lembro-me que viver a capoeira era como viver a vida mais de perto.
Lembro-me que “Uma Vez perguntaram Seu Pastinha …” e aquele foi um dos melhores dias até hoje.
I remember that in the beginning it was just a big mess … a funny and charming mess.
I remember that I just did not like the uniform.
I remember the joy when, after trying out a movement for the thousandth time, I could finally conquer it, and it became mine.
I remember that clapping and singing was impossible.
I remember when my love for Capoeira was born automatically the love for beer came along.
I remember how many times I dodged going out with friends to go to the gym.
I remember that Capoeira took me to Rio de Janeiro, Salvador da Bahia, Teresopolis, Ilha Grande, Porto, Geneva, Lyon, Paris, Montpellier, New York … and so many eyes did I meet!
I remember how nice it was to share the time with my mestre when I went to get him and we would go together to the training.
I remember that even without traveling so many capoeiristas pass in our house that you understand that with Capoeira you never stop.
I remember that night, in that endless journey to Geneva without lights on Sapeca’s car… Even now I am still surprised to be alive … thanks Pele, who wanted to buy a torch in the autogrill!
I remember the academy, lived for two intense months … the house of our mestre, the home for us all.. pure energy!
I remember all those times that I’ve heard people saying “Capoeira! That dance where people pretend to kick!”
I remember in 2008 my first cord, the orange, was given me by two persons: professora Monica and her baby inside her belly.
I remember that feeling of freedom when in the evening with Cutia, Pantera and Duzentos I trained in the pracinha of Copaleme, with the smell of the ocean in the air mixed with the sound of the berimbau.
I remember when I chipped Giada’s tooth in Lyon with a compasso.
I remember all those bruises on the legs, and my grandmother advising me to change sport.
I remember the expression on people’s faces when, with a black eye from a compasso, I answered: “No, but we were just playing.”
I remember with how much patience my friends traveled by car with me and the incessant Capoeira music.
I remember that once, in a dream, I did the somersault.
I remember the first training session, when Schumacher had just joined the group .. when we were doing exercises he told me he was Sicilian … and I believed him! (damn French …)
I remember that the team spirit always chases us at each stage, binds us in a big hug and appears on our pictures.
I remember that with Sapeca Brazil was softer and more colorful.
I remember when mestre Peixinho passed: “meialuadefrenterecuacompasso …”
I remember when Palhaço gave me the yellow and today it is my favorite color.
I remember playing Capoeira in many corners of the city … Pellerina’s park at lunch, the Zoo in Corso Casale in a theater, Parco della Mandria playing berimbau, the living room and the bedroom, the Giardini Reali along with the mosquitoes, Valentino’s park, after a beer in front of Cafe Liber one evening, Piazza Castello more than once, my dad’s backyard, Piazza Vittorio one Sunday in the summer, the pool, the little park behind the gym before training, Barriera di Milano where even a dog wanted to play, the Colletta among sheep, Venaria in a parking lot, at the Parco Ruffini training macaco, in our festival’s parties for Vingador’s birthday, Piazza Bernini, in a football field to play angola, and after the rainfall with the rainbow, and in Carmagnola, Collegno, Rivoli, Avigliana, Cirie, Orbassano, the club Garibaldi, in the mountains and on the beach, in Via San Donato for the party of the patron saint, at sunset and at noon, and also in Fuerteventura, Chambery, Calabria, the yard of a friend, in a friend’s shop, in Charro Cafe and the oratory, with the full moon and under the arcades, in the middle of the market, with joy and with colds.
I remember that “Mandei caiar meu sobrado ..” and so the band PSP was born.
I remember Gianluca’s trainings … unforgettable! To try at least once in a lifetime.
I remember that one of the best moments of Capoeira is after the lesson, for the exchange of ideas, the beer with friends, the laughter, the beer with friends, the confidences, the beer withs friends, the nonsense, the beer with friends, the problems, the beer with friends, the dynamics of the game, the beer with friends, what we like and what makes us angry, the saideira, what we lack, the saideira, what we would like, the saideira, and the saideira …
I remember the first time I met Pedigree, in Rio, introducing me: “Pleasure, Picolé”… licking my hand he replied: “picole? Which taste? “.
I remember Corcunda was the first person to tell me about Capoeira.. Then one day, maybe that was the case, she just came looking for me in the gym, she presented herself, and from that day we never left eachother.
I remember how much I loved training in the backyard… warming began with Stir it Up, Bob Marley: expression, harmony, breath, balance… reviewing the kicks was on the basis of Basket Case, Green Day: strength, power, determination, vupi vupi…. sequences were developed on the rhtythm of angola: clean, focused, free … abs sweating with Paradise City, Guns’n’Roses…. and at the end, before returning home, lying on the grass, I would breath on the happy tune of Negrita, and my body thanked.
I remember when Pedro and I walked the streets of Rio, with the backpacks on our backs, singing the songs of Capoeira freshly known so that we would never forget them.
I remember living Capoeira was like living life more closely.
I remember that “Uma vez perguntaram Seu Pastinha …” and that was one of the best days so far.

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Esta entrada foi publicada em 5ª EDIÇÃO, MAR 2013. ligação permanente.

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