NAQUELE TEMPO – A Escravidão (Parte 2/2)

Sexta Edição, Abril 2013:

A ESCRAVIDÃO (Parte 2/2)

aa0304a21007132f5278457c448483fcTexto de Sapeca

Mentre in Brasile imperava sovrana una produzione schiavista, nel resto dell’Europa si parlava di abolizionismo. Man mano che, in particolare in Inghilterra, si consolidava un epoca industriale, i politici e gli intellettuali che erano per l’abolizionismo facevano pressioni sempre più forti perché finisse il tempo della schiavitù. Visto che l’Inghilterra aveva una predominanza economica sul Brasile, quest’ultimo dovette sottostare alle sue leggi. Si inizia così il lungo cammino verso l’abolizione della schiavitù.
Due personaggi di rilievo nel panorama brasiliano che ebbero un ruolo importante per il processo abolizionista furono, Josè Patrocinio e Joaquim Nabuco. Il primo signore da parte del padre e schiavo da parte della madre, sapeva molto bene di cosa stava parlando, vivendo sulla propria pelle tutte le contraddizioni. Il secondo, deputato del partito liberale, si trasforma nella maggior voce abolizionista in parlamento.
Quattro sono le leggi più importanti in questo percorso:

1850 “Lei Eusébio de Queirós”

1871 “lei do ventre livre”

1885 “lei dos Sexagenários”

1888 “lei aurea”

1850 “Lei Eusébio de Queirós”
La prima legge che stabilisce la fine del traffico di schiavi, provocando molta insoddisfazione da parte dei produttori brasiliani.
Questo malcontento creò un traffico interno illecito, il prezzo degli schiavi aumentò considerevolmente visti i rischi che si correvano, le loro condizioni peggiorarono in maniera drammatica e il loro numero aumentò notevolmente. Era diventata una corsa per fare più soldi possibili nel minor tempo, visto che stava per finire. Le navi clandestine che portavano ancora gli schiavi, potevano sostare per giorni in alto mare aspettando che i controlli si allontanassero dalle coste di sbarco, altre volte rovesciavano il loro carico per non essere presi in flagrante, uccidendo e annegando centinaia di uomini e donne.
A partire così dal 1850 alcuni proprietari terrieri iniziarono a prendere in considerazione una nuova figura di lavoratore: l’immigrante salariato. Il loro flusso cresceva rapidamente, ma le loro condizioni di lavoro rimanevano per molto tempo quasi le stesse degli schiavi di prima.
1871 “lei do ventre livre”
Il 28 settembre il parlamento britannico, con tutte le sue controversie, approvava la legge firmata dalla Principessa Isabella, una legge di transizione graduale per poi arrivare alla fine totale della schiavitù. Oltre alla libertà per i propri figli, gli schiavi ottenevano il diritto di poter comprare la loro libertà.

Questa legge offriva ai figli degli schiavi nati dopo il 1871 due opzioni: essere liberi, andare nelle mani del governo e pregare per il loro destino o rimanere a servizio del padrone fino alla loro maggiore età (21 anni) e poi cercar fortuna da uomini liberi. Sapendo che dal governo non ci si poteva aspettare nulla se non altra miseria, la maggior parte delle loro madri li teneva con se a servizio dal padrone, ma visto che il padrone non aveva più obblighi verso questi, arrivati alla maggiore età per ripagare il proprietario di averli cresciuti e alimentati fino ad allora dovevano lavorare gratis per parecchi anni, il che li riportava nuovamente alla condizione di schiavi.
Nelle varie discussioni per arrivare all’approvazione di tale legge, gli oppositori argomentavano conseguenze disastrose nella relazione schiavo-signore. La legge avrebbe reso lo schiavo più esigente, che le madri orgogliose dei propri figli liberi si sarebbero mostrate più indipendenti e meno riconoscenti, che sarebbero arrivati a chiedere più diritti per il nucleo familiare e i figli non avrebbero ubbidito ai padroni.
Aumentò in questi anni il tasso di mortalità infantile, la maggior parte delle madri non voleva separarsi dal suo bambino, spesso sognavano che il padrone potesse prendersene cura (non essendo schiavo), ma il 99% rimaneva delusa. Il padrone non aveva obblighi e se i bambini erano malati morivano, se erano disabili o ciechi venivano mandati via.
1885 “lei dos Sexagenários”
Sancita il 28 settembre concedeva la libertà agli schiavi con più di 60 anni. Questa tra le quattro era più una farsa che una legge. Raramente uno schiavo arrivava ad avere 60 anni e se comunque ci arrivava non era sicuramente più in grado di lavorare, senza contare che dopo i 60 anni un articolo della stessa legge prevedeva un periodo di tre anni in cui lo schiavo doveva lavorare gratuitamente per il padrone (una sorta di pagamento per la propria libertà). Questa legge andava più a beneficio dei proprietari terrieri, che potevano così liberarsi di schiavi ormai non più produttivi.
1888 “lei aurea”
L’ultima della serie firmata dalla Principessa Isabella il 13 maggio. Questa legge proclamava tutti gli schiavi liberi.
Nonostante le leggi furono approvate non ci furono controlli che i padroni le rispettassero, la maggioranza degli schiavi era analfabeta, non sapevano leggere le notizie e per chi era a servizio nelle fazendas, nelle campagne era per loro praticamente impossibile venirne a conoscenza. Sebbene la legge veniva firmata nel 1888 per circa un’ottantina di anni ancora la schiavitù (sopra tutto nelle campagne) continuò ad esistere. Nelle città, in situazioni più urbane le notizie si divulgavano più in fretta, se ne veniva a conoscenza anche se molti erano analfabeti ma anche in questi casi la loro libertà era ancora difficile da conquistare. Molti erano i cavilli e gli articoli di queste leggi a cui i padroni si aggrappavano e se non ci riuscivano falsificavano date e documenti per impedire il più possibile che i loro schiavi andassero via. Molti che avevano dovuto comprarsela la libertà, non gli vennero restituiti i soldi indietro, il governo diede loro la libertà ma nello stesso tempo li condannava all’emarginazione al vagabondaggio, senza i mezzi necessari per farsi una vita. Lo stato brasiliano non si era preoccupato di offrire loro le condizioni per potersi integrare nel mondo del lavoro, nella società. Molti degli ex schiavi, non trovando altro o semplicemente non sapendo come fare rimanevano sotto padrone in cambio di vitto e alloggio. Molti settori dell’elite brasiliana continuando ad avere gli stessi preconcetti nei confronti dei neri, preferivano usare una mono d’opera europea. Il nuovo governo repubblicano gli aveva negato la possibilità de avere un pezzo di terra per coltivare, di accedere alle scuole e alla sanità, quello che gli venne offerto fu soltanto discriminazione e repressione.
Per quanto queste leggi approvate furono una vittoria, la condizione dei neri brasiliani continuava ad essere molto difficile, qualunque pretesto era valido per essere presi dalla polizia per vagabondaggio, o altro, le loro arti le loro credenze i loro rituali furono perseguitati per anni a venire. Furono letteralmente gettati in mezzo ad una strada, liberi si, ma senza un lavoro se non tornare ad essere schiavi, con una vita consumata, impauriti dalla loro stessa libertà, senza una casa, difficilmente qualcuno affittava case ai neri e difficilmente loro avevano i mezzi necessari per potersela permettere. Erano persone impaurite, abituate solo ad essere comandate e ad essere castigate, stanche, donne i cui i figli e i mariti erano stati portati via, figli che han visto le loro madri piangere e lavorare in silenzio senza tregua e costrette a qualunque cosa dai padroni, persone a cui tutto è stato tolto ed ora dovevano riprendersi la loro vita, ma anche sapere cos’era la loro vita risultava estremamente difficile.
“quando chegou o tempo…13 de maio, o dia da libertação, o senhor bateu o sino e desceu gente dele….mandou um empregado, capataz. Capataz, naquele tempo era capataz. Bateu o sino e o capataz foi lá na roça e os negros subiram todos pra fazenda. Chegaram na fazenda e ficaram todos nos terreiros lá esperando e ele saiu lá na janela: “de hoje em diante, vocês sao senhores de seu nariz, cada um vai fazer por si, eu não tenho mais conta com vocês não….a liberdade”. Mas ainda teve um bocado de bobo que chorou, chorou porque não sabia como é que ia comer, como é que ia viver. Só conhecia ali na fazenda, aí pegaram, choraram: “como é que a gente vai fazer sem o senhor ajudar nos?”. Eles não sabiam que eram eles que estavam ajudando o senhor”.
(memorias de cativeiro de Ana Lugao Rios e Hebe Mattos)
Tre secoli di schiavitù non venivano cancellati con un semplice firma.
Alla fine per evitare qualche petizione da parte degli abolizionisti, Rui Barbosa ministro delle finanze, diede ordine di bruciare tutti i documenti riguardanti la schiavitù.
Enquanto no Brasil reinava a produção escravista, na Europa, se começava a falar de abolicionismo. Aos poucos, em particular na Inglaterra, com a consolidação da industrialização, os políticos e intelectuais a favor do abolicionismo iam aumentando a pressão para que acabasse o tempo da escravidão. Tendo em conta que a Grã-Bretanha tinha predominância econômica sobre o Brasil, este último tinha que se submeter às suas leis. Começa assim a longa jornada em prol da abolição da escravatura.

Dois personagens de destaque no Brasil desempenharam um papel importante no processo abolicionista: José Patrocínio e Joaquim Nabuco. O primeiro, senhor da parte de seu pai e escravo da parte de sua mãe, sabia muito bem do que estava falando, vivendo na própria pele todas as contradições. O segundo, um membro do Partido Liberal, se transformou na maior voz abolicionista no parlamento.

São quatro as leis mais importantes neste caminho:
1850 “Lei Eusébio de Queirós”
1871 “Lei do ventre livre”
1885 “Lei dos sexagenários”
1888 “Lei aurea”
1850 “Lei Eusébio de Queirós”
A primeira lei estabelece o fim do tráfico de escravos, causando muita insatisfação nos produtores brasileiros.
Esta insatisfação criou um tráfico interno ilegal, o preço dos escravos aumentou consideravelmente devido aos riscos que os traficantes corriam, as suas condições pioraram drasticamente e seu número aumentou consideravelmente. Tornou-se uma corrida para fazer o máximo de dinheiro possível no menor tempo, já que a escravatura estava prestes a terminar. Os navios negreiros, agora ilegais, poderiam ficar dias em alto mar à espera que as inspecções acabassem, chegando às vezes a atirar sua carga ao mar para evitar serem presos em flagrante, matando e afogando centenas de homens e mulheres.
A partir de 1850, alguns proprietários começaram a considerar um novo tipo de trabalhador: o imigrante assalariado. Seu fluxo cresceu rapidamente, mas suas condições de trabalho permaneceram, por um longo tempo, quase iguais às dos escravos.

1871 “Lei do ventre livre”
Em 28 de setembro, o Parlamento britânico, apesar da polêmica, aprovou a lei, assinada pela princesa Isabel, uma lei de transição gradual para chegar enfim à abolição total da escravidão. Além da liberdade para os seus filhos, os escravos obtiveram o direito de comprar sua própria liberdade.
Esta lei oferecia aos filhos de escravos nascidos após 1871 duas opções: ser livre, indo parar nas mãos do governo e rezando pelo seu destino ou permanecer ao serviço de seu mestre até a maioridade (21 anos) e, em seguida, tentar a sorte como homens livres . Sabendo que do governo nada se poderia esperar além de outra miséria, a maioria das mães mantinha seus filhos ao serviço do seu senhor, mas visto que o senhor não tinha obrigações para com eles, chegando à idade legal eram obrigados a reembolsá-lo por tê-los crescido e alimentado até então, tendo que trabalhar de graça por vários anos, voltando assim à condição de escravos.
Nas discussões para obter a aprovação desta lei, os opositores argumentaram conseqüências desastrosas na relação senhor-escravo. A lei tornaria o escravo mais exigente, as mães orgulhosas de seus filhos livres iriam se mostrar mais independentes e menos gratas, exigindo mais direitos para a família e os filhos não iriam continuar a obedecer a seus mestres.
Nestes últimos anos, a taxa de mortalidade infantil aumentou muito, a maioria das mães não queria ser separada de seus filhos, muitas vezes sonhando que seu mestre pudesse cuidar deles (não como escravos), mas 99% ficaram decepcionadas. O mestre não tinha obrigações e se as crianças ficassem doentes morriam, se fossem inválidas ou cegas eram rejeitadas.

1885 “Lei dos sexagenários”
Aprovada em 28 de setembro esta lei dava liberdade aos escravos com mais de 60 anos. Entre as quatro leis, esta era mais uma farsa do que uma lei. Raramente um escravo atingia 60 anos de idade e mesmo que antigisse era já incapaz de trabalhar, para não mencionar que, depois dos 60 anos um artigo desta mesma lei previa um período de três anos, em que o escravo tinha de trabalhar de graça para o seu senhor (uma espécie de pagamento de sua liberdade). Esta lei foi mais para o benefício dos proprietários, para que eles pudessem se livrar de escravos que já eram não produtivos.

1888 “lei aurea”
A última da série, assinada pela Princesa Isabel em 13 de maio. Esta lei proclamava todos os escravos livres.

Embora as leis tivessem sido aprovadas, não havia inspecção para ver o que os patrões estavam fazendo, a maioria dos escravos era analfabeta, não podia ler notícias, e para aqueles que estavam trabalhando nas fazendas do interior era praticamente impossível saber das novidades. Então, a lei foi assinada em 1888 mas, por cerca de 80 anos, a escravidão (sobretudo na zona rural) continuou a existir. Nas cidades, em meios urbanos, as notícias se espalhavam mais rapidamente, embora muitos eram analfabetos elas vinham ao conhecimento geral, mas mesmo nestes casos, a liberdade ainda era difícil de conquistar. Havia muitas lacunas e artigos dessas leis a que os senhores se socorriam e, quando não o conseguiam, falsificavam datas e documentos para evitar, tanto quanto possível, que seus escravos fossem embora. A muitos que compravam sua liberdade mas a quem esta não era dada, não era devolvido seu dinheiro; o governo deu a liberdade aos escravos, mas, ao mesmo tempo condenando-os à marginalização errante, sem os meios para ganhar sua vida. O Estado brasileiro não se preocupou em oferecer-lhes as condições necessárias para poder integrar o mundo de trabalho, a sociedade. Muitos dos ex-escravos, não encontrando outra possibilidade ou simplesmente não sabendo o que fazer, permaneciam sob um empregador em troca de casa e comida. Muitos setores da elite brasileira continuavam a ter os mesmos preconceitos contra os negros, preferindo usar mão-de-obra europeia. O novo governo republicano havia negado a possibilidade de ter uma terra para cultivar, de ter acesso a escolas e serviços de saúde, oferecendo apenas discriminação e repressão.

Apesar da aprovação dessas leis ter sido uma vitória, a condição dos negros brasileiros continuou a ser muito difícil, qualquer pretexto era válido para a polícia os prender por vadiagem, ou por outras razões; suas artes, suas crenças e seus rituais foram perseguidos por muitos anos . Eles foram literalmente jogados no meio de uma estrada, livres sim, mas sem um emprego, a não ser que voltassem à condição de escravos, com uma vida consumida, com medo de sua própria liberdade, sem uma casa, dificilmente alguém alugava casa aos negros e dificilmente eles tinham os meios necessários para a pagar. Eram pessoas assustadas, acostumados apenas a ser controladas e castigadas, cansados, mulheres cujos filhos e maridos foram levados, crianças que viram suas mães chorar em silêncio e trabalhar incansavelmente, forçadas a tudo por seus patrões, pessoas a quem tudo foi tirado e que agora tinham que retomar suas vidas, mas só saber o que era a sua vida era já extremamente difícil.

“quando chegou o tempo…13 de maio, o dia da libertação, o senhor bateu o sino e desceu gente dele….mandou um empregado, capataz. Capataz, naquele tempo era capataz. Bateu o sino e o capataz foi lá na roça e os negros subiram todos pra fazenda. Chegaram na fazenda e ficaram todos no terreiros lá esperando e ele saiu lá na janela: “de hoje em diante, vocês sao senhor de seu nariz, cada um vai fazer pra si, eu não tenho mais conta com vocês não….a liberdade”. Mas ainda teve um bocado de bobo que chorou, chorou porque não sabia como é que ia comer, como é que ia viver. Só conhecia ali na fazenda, aí pegaram, choraram: “como é que a gente vai fazer sem o senhor ajudar nos?”. Eles não sabiam que eram eles que estavam ajudando o senhor”.
(memórias de cativeiro de Ana Lugao Rios e Hebe Mattos)

Três séculos de escravidão não foram eliminados com uma simples assinatura.

Finalmente, para evitar qualquer petição pelos abolicionistas, Rui Barbosa o ministro das Finanças, deu ordens para queimar todos os documentos relativos à escravidão.

While in Brazil slave work was prevailing, in Europe conversations were starting on abolitionism. Gradually, particularly in England, while the industrial era was consolidating, politicians and intellectuals who were in favor of the abolitionism increased their pressure towards the end of slavery. Given that England had economic predominance over Brazil, the latter had to submit to the former’s laws. And so it started, the long journey towards the abolition of slavery.
There were two prominent characters on the Brazilian scene that played an important role in the abolition’s process: José Patrocínio and Joaquim Nabuco. The first, lord from the father’s and a slave from the mother’s side, knew very well what he was talking about, suffering himself all the contradictions. The second, a member of the Liberal Party, became the greatest abolitionist voice in parliament.
There are four main laws in this path:
1850 “Lei Eusébio de Queirós”
1871 “lei do ventre livre”
1885 “lei dos Sexagenários”
1888 “lei aurea”
1850 “Lei Eusébio de Queirós”
The first law establishing the end of slave trade, caused a lot of dissatisfaction on the Brazilian producers.
This dissatisfaction created an illegal internal traffic, the price of slaves increased considerably since they had in account the extra risks of illegal trading, their condition worsened dramatically and their number increased considerably. It became a race to make the most money in the shortest time possible, as slavery was about to end. The clandestine ships still carrying slaves could stop for days on the high seas waiting for the inspection to go away from the shores, in other situations, to avoid being caught in the act, loads were thrown away from the ships, killing and drowning hundreds of men and women.
From the 1850s some landowners started to consider a new type of worker: the employed immigrant. Their flow grew rapidly, but their working conditions remained, for a long time, almost the same as the ones from the slaves before them.
1871 “lei do ventre livre”
On September 28th the British Parliament, despite all its controversy, approved this law, signed by Princess Isabel, a law of gradual transition towards the end of slavery. In addition to freedom for their children, slaves obtained the right to buy their own freedom.
This law gave the slaves’ children born after 1871 two options: to be free, going into the hands of the government and praying for their fates or to remain in the service of their master until their majority (at 21 years of age), then seeking for fortune as free men. Knowing that nothing but another misery could be expected from the government, most of the slave mothers kept their children with them, serving their master, but considering that the master had no obligations towards these children, arriving at the age of majority they had to repay the owner for having them grown and fed until then, ending up working for free for several years, going back again to the condition of slaves.
In the various discussions for the approval of this law, opponents argued disastrous consequences in the slave-master relationship: the law would make the slave more demanding; proud of their free children, mothers would become more independent and less grateful, demanding more rights for their families and their children would no longer obey their masters.
Child mortality rate increased in these years, the majority of mothers did not want to be separated from their children, often dreaming that the master could take care of them (not as slaves), but 99% ended up disappointed. The master had no obligations and if the children were sick they would die, if they were disabled or blind people they would be sent away.
1885 “lei dos Sexagenários”
Confirmed on September 28th it gave liberty to the slaves older than 60. This was more of a farce than a real law. Rarely a slave arrived to the age of 60 and even if he did, he was certainly no longer able to work, not to mention that after being 60 years old an article of the same law provided a period of three years in which the slave had to work for free for the master (a sort of payment for their freedom). This law was more for the benefit of the masters, so that they could get rid of no longer productive slaves.
1888 “lei aurea”
The last law of these series, signed by Princess Isabel on May 13th. This law proclaimed all slaves as free men.
Although these laws were approved, there were no inspections to what the owners were doing, the majority of the slaves was illiterate, unable to read the news, and for those who were working in ranches in the countryside it was virtually impossible to learn about these facts. So, although the last law was signed in 1888, for about eighty years slavery (mainly in the countryside) continued to exist. In the cities, news spread faster, despite many were illiterate, everyone learnt about these laws, but still, even in these cases, freedom was difficult to conquer. There were many loopholes and articles on these laws to which the masters clung, and when they could not do it, they would falsify dates and documents to prevent, as much as possible, the freedom of their slaves. Many people, who should have bought their freedom, were not returned their money back; the government gave freedom to the slaves, but at the same time condemned them to exclusion, homelessness, not giving them the means to survive. The Brazilian state had not bothered offering them the conditions to integrate into the working environment and into the society. Many of the former slaves, finding nothing else or simply not knowing what to do remained under an employer in exchange for accommodation and food. Many sectors of the Brazilian elite kept on having the same prejudices against black people, preferring to work only with Europeans. The new Republican government had denied ex-slaves the possibility of having a piece of land of their own, the access to schools and health care, just offering instead discrimination and repression.
Although the approval of these laws was a victory, the conditions of black people in Brazil kept on being very difficult, for the police, any excuse was good to arrest then for vagrancy and their arts, their beliefs and their rituals were persecuted for years to come. They were literally thrown into the middle of a road, free, but without a job, unless they would go back being slaves, with a life consumed, afraid of their own freedom, without a home, hardly anybody rented houses to black people and they hardly had the means to afford them. They were frightened people, accustomed only to be controlled and to be chaste, tired, women whose sons and husbands were taken away, children who had seen their mothers cry and work in silence relentlessly and forced to whatever from their employers, people to whom everything was removed and now had to recover their lives, but just to know what was their life was already extremely difficult.
“quando chegou o tempo…13 de maio, o dia da libertação, o senhor bateu o sino e desceu gente dele….mandou um empregado, capataz. Capataz, naquele tempo era capataz. Bateu o sino e o capataz foi lá na roça e os negros subiram todos pra fazenda. Chegaram na fazenda e ficaram todos no terreiros lá esperando e ele saiu lá na janela: “de hoje em diante, vocês sao senhor de seu nariz, cada um vai fazer pra si, eu não tenho mais conta com vocês não….a liberdade”. Mas ainda teve um bocado de bobo que chorou, chorou porque não sabia como é que ia comer, como é que ia viver. Só conhecia ali na fazenda, aí pegaram, choraram: “como é que a gente vai fazer sem o senhor ajudar nos?”. Eles não sabiam que eram eles que estavam ajudando o senhor”.
(memórias de cativeiro de Ana Lugao Rios e Hebe Mattos)
Three centuries of slavery were not deleted with a simple signature.
And at the end, to avoid any petition by the abolitionists, Rui Barbosa, finance minister, gave orders to burn all documents relating to slavery.
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Esta entrada foi publicada em 6ª EDIÇÃO, ABR 2013. ligação permanente.

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